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Il Club - Sleddog Club Mushers Friulani

 

 

Lo scopo dell’associazione “Sleddog Club Mushers Friulani”, iscritta al registro delle società sportive dilettantistiche riconosciuto dal C.O.N.I., è quello di sviluppare e diffondere le attività sportive connesse alla pratica dello sleddog, dello skijoring, del dog trekking, del dog bike e del dog karting, con l’intento di sensibilizzare i proprietari e gli appassionati dei cani di razza nordica e non, in ogni fascia d’età e di popolazione, nel rispetto dei principi costituzionali, della legislazione vigente, dell’armonia con la natura e delle esigenze psicofisiche di ogni animale, mediante la gestione di ogni forma di attività agonistica, ricreativa o di ogni altro tipo di attività motoria e non, idonea a promuovere la conoscenza e la pratica dello sleddog, sia su neve che su terra.

Il Club è inoltre affiliato alla F.I.M.S.S. – “Federazione Italiana Musher e Sleddog Sport”, la federazione che in Italia gestisce e coordina tutte le attività riconducibili ai cani da slitta.

Numerose sono state le iniziative portare avanti dal Club nel corso degli ultimi anni e finalizzate al conseguimento dei propri scopi statutari.

Nel corso dei mesi invernali del 2010 e 2011 ha avuto in gestione la pista da fondo di Passo Tanamea (UD) dove sono stati organizzati alcuni stage per avviare giovani e adulti alla disciplina dello sleddog grazie al supporto dei propri istruttori.

Sempre presso la stessa località sono state organizzate nel corso dell’estate 2010 e 2011 alcune escursioni aperte a tutti con il proprio cane al seguito e nel mese di dicembre 2011 è stata organizzata presso il Bosco Bazzoni a Basovizza (TS) una camminata di Natale finalizzata alla raccolta di fondi e a favorire l’adozione dei cani abbandonati e maltrattati detenuti nei canili della Croazia.

Il Club ha inoltre organizzato, con il patrocinio della F.I.M.S.S., alcune gare del circuito nazionale di sleddog sia su terra che su neve.

Nel corso del 2011 in particolare il Club ha organizzato la gara di Erbusco (BS) valida per il Challenge Italia Trofeo Giorgio Lovati e la prima edizione del trofeo di sleddog “Città di Trieste”, evento che ha radunato sull’altopiano carsico centinaia di appassionati e visto il record assoluto di iscritti per una gara su terra, ottenendo inoltre ampio spazio sui media locali.

Nel 2012 è stata organizzata sempre a Basovizza (TS) la seconda edizione del trofeo di sleddog “Città di Trieste” mentre nel 2013 in collaborazione con la A.S.D. Evinrude di Muggia (TS) è stata organizzata la EuroDog Trail, una gara di corsa in montagna con il cane che si caratterizza per la partenza e l'arrivo all'interno del Centro Commerciale Montedoro Freetime di Muggia (TS), gara che verrà replicata nel 2014 visto l'enorme successo della prima edizione.

Il Club supporta inoltre i propri atleti per quanto riguarda lo svolgimento dell’attività agonistica e vede tra i suoi tesserati alcuni atleti di caratura internazionale che hanno ottenuto vittorie e podi sia ai Campionati Europei che Campionati del Mondo, sia per quanto riguarda le gare su terra che le gare su neve.

Lo scopo del Club non è però solo l’appoggio agli atleti che praticano questo sport in modo agonistico, ma anche l’avvicinamento di persone interessate semplicemente a correre con i propri cani o a provare l’ebbrezza di condurre una slitta.

Ma soprattutto ogni occasione, gara, allenamento o semplice escursione sono una buona scusa per ritrovarsi tra amici e condividere quell'enorme passione che trasforma ogni sacrificio in gioia.

Lo sleddog

Parlando di sleddog, le corse con i cani da slitta, generalmente si pensa alle distese innevate dell’Alaska e alle infinite mute di cani. Pochi sanno però che lo sleddog è una realtà affermata anche nel contesto regionale: si possono praticare diverse discipline, sia su neve che su terra e con cani di qualsiasi razza.
Su neve, oltre alla classica corsa con la slitta, si può praticare anche lo skyjoring, in cui il musher (il conduttore) indossa gli sci da fondo.
Su terra ci sono diverse possibilità, probabilmente poco note, ma facilmente approcciabili da chiunque abbia un cane. Si spazia dal dog trekking, corsa con uno o due cani, al dog bike, corsa in bici con uno o più cani. Nel caso di mute più numerose, si può praticare il dog Kart, con carrelli a cui sono legati 4 o più cani.
Il musher deve fare affidamento totale sul suo leader, il cane guida, quindi è fondamentale il rapporto di fiducia che si instaura: musher e leader comunicano esclusivamente tramite dei comandi vocali.
Di norma praticato sulla neve con cani di razza nordica come il Siberian Husky, l'Alaskan Malamute, il Samoiedo, il Groenlandese o l'Alaskano (razza non riconosciuta dall'FCI), è possibile correre anche su sterrato in sella a carrelli a 4/3 ruote, in bicicletta, ed anche usare cani di razze differenti. L'utilizzo di cani di razza nordica si addice naturalmente alle temperature rigide alle quali si sottopone il team in corsa, mentre la purezza della razza è resa necessaria per l'equità delle condizioni di prestazione, oltre che per preservare la razza stessa da impoverimenti delle linee genetiche originali.
Ci sono quattro specialità: lo sprint, la media distanza, i long trail e le stage race. La sprint consiste in un percorso di pochi chilometri, invece la media distanza è una via di mezzo tra la sprint e la long trail perché la long trail consiste soprattutto nella resistenza dei cani e del musher. Le stage race sono le grandi corse a tappe come la famossissima Iditarod, la Yukon Quest e la francese La Grande Odyssee. Si annoverava tra le grandi stage race anche la Alpirod. Le gare più importanti e più difficili si svolgono nei paesi del nord Europa, ma è ormai diffuso fino al Sud Italia e a volte le gare continuano anche la notte.
Come per tutti gli sport esistono delle federazioni internazionali suddivise in pura razza e non come la IFSS, la FISTC, l'ESDRA e la WSA. In Italia esiste una federazione, la Federazione Italiana Musher Sleddog Sport (F.I.M.S.S.) e numerosi club e scuole di sleddog.
Le categorie dello sleddog si dividono in due gruppi: su neve o su terra.
Le categorie su neve sono:
  • sleddog: slitta trainata da 2-4-6-8 o illimitati cani
  • skijoring: sciatore con sci di fondo con cane
  • pulka scandinava: sciatore di fondo con uno slittino tra se ed il cane

Le categorie su terra sono:

  • dog-trekking: corsa a piedi con uno/due cani
  • bike-joring: corsa in bicicletta con uno/due cani
  • dog-scooter: monopattino a ruote grandi con uno/due cani
  • cart: carrello a tre/4 ruote con 2-4-6-8 o illimitati cani

Il musher

La vita del musher
Chi non possiede un cane da slitta forse si farà quattro risate pensando che si tratti di un racconto di fantasia.....purtoppo è tutto vero!!!!!

 

Quelli che fanno sleddog, all’inizio del loro percorso sportivo, si dividono in due categorie: quelli che pensano di essere Babbo Natale (però con gli husky al posto delle renne) e quelli che hanno letto Jack London.

Quelli che pensano di essere Babbo Natale si immaginano comodamente seduti su una slitta che corre allegramente sulla neve, a gridare ordini ai cani (magari facendo ogni tanto “OH-OH-OH”) senza fare un briciolo di fatica.

Quelli che hanno letto Jack London sognano di incontrare il Buck della loro vita (non proprio uno che alla fine va a vivere con i lupi, ma magari una versione che senta più “il richiamo della ciotola” che non quello della foresta), comunque un cane eccezionale capace di sconfiggere rivali potentissimi e di salvarti la vita tre o quattro volte alla settimana, tra una corsa in slitta e l’altra.

Quelli che hanno letto Jack London, invece di un Buck, incontrano quasi sempre sul loro cammino un signore che racconta loro di essere un famoso musher e di avere un cane da vendere.

Quelli che hanno letto Jack London non conoscono nessunissimo musher, quindi gli credono sulla parola perché è abbronzato anche a gennaio (in realtà è stato a correre con la slitta: nel giro guidato sull’ovale di una scuola di sleddog), porta il berrettone con il copriorecchie (li vendono all’Esselunga) e ha una vecchia slitta in garage (è del nipotino, ma quello che ha letto Jack London non ha la minima idea di come sia fatta una slitta da sleddog e quindi si entusiasma anche per quella).

Il sedicente musher racconta di aver sottratto a un bieco maltrattatore un cane dalle doti eccezionali, che al momento non è proprio al massimo della forma (sembra un attaccapanni peloso dallo sguardo apatico), ma che si rivelerà sicuramente un grande leader non appena rimesso in sesto, curato e allenato a dovere. Purtroppo lui deve partire per il Grande Nord (in effetti è di Frosinone e ha prenotato una settimana ai Bagni Pinuccia di Varazze), quindi è costretto a cedere il cane per la modica cifra di euro…(inserire un numero a caso, purché alto).

Quelli che hanno letto Jack London comprano immediatamente il cane, lo chiamano Buck e per qualche settimana si dedicano esclusivamente a rimetterlo in forma nutrendolo a filet mignon, facendolo dormire nel loro letto e leggendogli tutte le sere Zanna Bianca.

Al termine di questo periodo (durante il quale quello che ha letto Jack London ha comprato anche due slitte, un’imbragatura tirolese, una fluorescente e una con gli swarovsky e due cappelli col copriorecchie, oltre ad essersi semiustionato a forza di lampade), Buck somiglia davvero a un incrocio tra collie e san Bernardo, proprio come l’originale.

Allora quello che ha letto Jack London gli mette l’imbragatura (misura XXL, visto che somiglia a un San Bernardo soprattutto perché è diventato grasso come un maiale) e lo attacca alla slitta (nel cortile di casa, perché sta alla periferia di Milano) “per vedere come si comporta”.

In quel momento passa un gatto sul cornicione di fronte e Buck parte pancia a terra, convincendo il suo umano di avere uno spropositato desire to run.

A questo punto quello che ha letto Jack London imbarca moglie, figli, cani, slitta e accessori vari e parte anche lui alla volta del Grande Nord (Sestriere o Cortina), dove incontra per la prima volta un vero musher che:

(a)  fa due occhi così vedendo il cane;

(b)  fa due occhi COOOOOSI’ vedendo la sua attrezzatura;

(c)  riesce (faticosamente) a rimanere serio perché ha sentito profumo di cliente, ma nel giro di un quarto d’ora gli rifila una nuova parure completa di slitta-imbragatura-capi di vestiario muta di siberian husky.

Ovviamente Buck (definito da allora “quel simpatico bastardone”, che è poi la pura verità) non viene venduto e tantomeno abbandonato, ma passa al ruolo di “cane di casa”, anche perché è assolutamente incapace di tirare una slitta (la prima volta che ne ha visto una senza gatti nei dintorni ha guardato l’umano col fumetto che diceva: “Che è sta roba? Una ciotola nuova?”). Però, siccome è viziatissimo e gelosissimo, passerà il resto della sua vita a litigare con tutti gli altri cani (tanti) che il neo-musher acquisterà, costringendolo a disumani routine di “metti dentro questo/portafuoriquello/non far incrociare i due maschi/tieni lontano Buck dalle femmine che altrimenti se le tromba” eccetera.

Quello che crede di essere Babbo Natale, a sua volta, inizia con un solo cane, sempre convinto di potersi sedere sulla slitta, gridare MUSH! E partire col vento che gli scompiglia la barba.

Purtroppo per lui, scopre ben presto che c’è una sola cosa fattibile con un cane singolo: la pulka, che consiste nell’inseguire arrancando sugli sci il cane che traina uno slittino vuoto.

Assodato che con la pulka si fa una fatica della madonna, quello che si crede Babbo Natale acquista anche lui una mutarella di almeno tre cani, solo per scoprire che neanche così potrà sdraiarsi comodamente sulla slitta (al massimo potrà salire sugli sci, dietro alla slitta) e che per l’ottanta per cento del percorso dovrà correre, arrancare, spingere (in salita) e fare una fatica della madonna.

Sia quelli che hanno letto Jack London che quelli che si credono Babbo Natale, a questo punto, sono passati al grado di “quelli che iniziano a fare sleddog”: quindi smettono di sognare nuvole e corse all’oro, MA invece di lasciar perdere (che per loro sarebbe mooolto più salutare) cominciano a sognare di iscriversi all’Iditarod (che – per chi non lo sapesse – è una corsa di 1.800 chilometri, la più famosa ma anche la più impegnativa del mondo).

Per il momento quelli che iniziano a fare sleddog non riescono neppure a superare i 200 metri, perché alla prima curva si spetasciano clamorosamente nella neve, cadendo dalla slitta: ma col tempo e l’impegno, ce la faranno (a superare i 200 metri: all’Iditarod ci arriva un musher su millemila, dopo millemila anni di esperienza).

Alla prima facciata nella neve, quelli che fanno sleddog imparano un’altra cosettina fondamentale: che i cani vanno addestrati. E lo scoprono dopo averli inseguiti, loro e la slitta, per un percorso appena inferiore a quello dell’Iditarod.

Quelli che pensavano di avere già un cane addestratissimo, perché sapeva fare seduto e dare la zampa, ora si rendono conto che chiedere a un cane da slitta di dare la zampa non è di grande utilità, e che più del “seduto” sarebbe opportuno insegnargli l’”alzati e cammina”.

Perché, ovviamente, ai cani da slitta piace moltissimo trainare: sono nati per quello, vivono per quello, non vedono l’ora, ululano di pura gioia DOC quando vedono apparire un’imbragatura. I cani degli altri, però.

Infatti quelli che iniziano a fare sleddog hanno comprato tutti gli scarti di canile dei musher (stavolta verissimi musher, ma ancor più smaliziati di quelli finti di fronte a un novellino bramoso di spender soldi): quindi si ritrovano cani che tirano per 7-800 metri e poi si svaccano, pisciano sugli alberi, si grattano e/o litigano tra loro.

Solitamente quelli che fanno sleddog rientrano dalle prime spedizioni (leggi: giretto della pista) con la slitta trainata da loro stessi, con due cani sopra e il terzo portato in spalla, sudati persi (ma con il sudore che gli si ghiaccia immediatamente su naso e orecchie, inducendo sinistri principi di congelamento) e stravolti dalla fatica; e una volta rientrati alla base incontrano una delegazione di animalisti che li accusa di essere biechi maltrattatori di cani e sfruttatori di animaletti indifesi.

Quelli che iniziano a fare sleddog vorrebbero tanto mandarli affanculo: ma siccome gli si è congelata anche la saliva hanno la bocca cucita e non possono rispondere.

Tornano quindi in albergo (perché tutto questo, normalmente, avviene nel corso di una singola settimana bianca), dove trovano la moglie furiosa che lancia l’ultimatum: “O ME O I CANI DA SLITTA!”.

Quelli che iniziano a fare sleddog di solito ci pensano un po’ su, chiudono gli occhi, si immaginano trionfanti con la coppa all’arrivo dell’Iditarod e scelgono i cani. Da quel momento in poi è un’escalation di totale follia: c’è chi, oltre alla moglie, molla anche tutto il resto della sua vita e si trasferisce a tremila metri di quota (e magari, se non proprio l’Iditarod, qualche garetta prima o poi riesce a vincerla); c’è chi decide che “con i siberian husky son capaci tutti” (tutti meno loro, ovviamente…) e si fa una muta di Malamute (che mangiano otto chili di carne al giorno l’uno) o di Samoiedo (che hanno il pelo lunghissimo e capace di raccattarsi un quintale di neve, che poi si scioglierà felicemente sui pavimenti di casa).

C’è chi non prova gusto a correre con i cani di razza pura, che vanno troppo piano, e si lancia nel variopinto mondo degli Alaskan Husky, ovvero incroci tra le razze più disparate che però, in mano a un musher bravo, sono invincibili.

Al musher principiante, ovviamente, vengono nuovamente rifilati tutti gli scarti di canile, però stavolta pure brutti: e lui arriva mezz’ora dopo l’ultimo.

C’è quello che fa la spola da Milano a Cortina ad ogni week end e che durante la settimana, in ufficio, pedina tutti i colleghi raccontando loro che “al GO Inuk è partito come un freccia, ahhh quel cane, doveste vedere il desire to run di quel cane! Solo che avevo agganciato male la neck line alle harness, e al primo GEE! Inuk è andato sì, a sinistra, ma tutti gli altri sono andati dritti come fusi… (pausa ad effetto)…ma, ci credereste? Appena ho detto WHOA si sono fermati!“. E qui si aspetterebbe gli applausi, ma trova solo sguardi persi nel vuoto: perché i colleghi non hanno capito una parola (il linguaggio dei musher è incomprensibile anche agli altri cinofili, figuriamoci a chi cinofilo non è).

Le prime volte i colleghi accennano almeno a qualche sorrisetto di cortesia (solitamente al momento sbagliato, perché non capiscono quando bisogna ridere e quando fare la faccia preoccupata o ansiosa); poi cominciano ad annoiarsi a morte; infine si irritano al solo apparire di quello che fa sleddog e cominciano ad evitarlo platealmente.

Allora, ad ogni rientro a casa, lui si attacca al telefono e comincia a raccontare le stesse identiche avventure al musher canadese che ha incontrato all’ultimo (imperdibile) stage sulle scioline.

Il musher canadese lo capisce, ride quando c’è da ridere, si rattrista quando c’è da rattristarsi e così via: una vera goduria per quello che fa sleddog, che però diluisce vistosamente i contatti con l’estero non appena gli arriva la prima bolletta e scopre che la Telecom ha goduto moooolto più di lui.

Ovviamente, oltre a telefonare in Canada, dopo l’ufficio quello che fa sleddog deve andare anche ad allenare i cani: col carrello e non con la slitta, perché continua ad abitare alla periferia di Milano e la neve continua a non esserci.

Poiché il carrello da allenamento è una bestia immonda che pesa millantamila chili, che puoi usare solo su strade sterrate (altrimenti i cani si rovinano i piedi), ma lisce come l’olio (altrimenti nelle buche si rovescia e tu ti spetasci, non nella neve che non c’è, ma quasi sempre sull’unico macigno presente a bordo strada), tocca mettere il carrello sul tetto della macchina, i cani nel bagagliaio, il resto dell’attrezzatura sui sedili…e alla fine in macchina non ci stai più tu.

Inoltre, quando arrivi finalmente a destinazione, nel tempo che impieghi a imbragare tre cani e ad attaccarli correttamente, il sole è tramontato, la notte avanza, non vedi più una mazza e cominci a pensare che lo sleddog, da soli, non si possa fare.

Questo è il momento in cui quello che fa sleddog:

(a)  si compra il SUV (rigorosamente SUV, notoriamente costosissimo e inutilissimo per andare davvero fuoristrada: ragion per cui, dopo un annetto, lo venderà - a prezzo stracciato perché i SUV si deprezzano alla velocità della luce – per acquistare finalmente un fuoristrada vero);

(b)  ricomincia a corteggiare ferocemente la moglie, a mandarle mazzi di rose rosse da centomila euro e a sussurrarle che non può vivere senza di lei (in effetti non può: gli serve qualcuno che lo aiuti a tenere i cani quando li imbraga).

Alla fine la poveraccia capitola per pietà: ma dopo un mesetto di vita da assistentemusher- di mezza tacca, costantemente morta di freddo, ricomincia a dare segni di nervosismo.

Allora quello che fa sleddog ha l’IDEONA: la appassionerà al suo sport coinvolgendola nell’attività di un Club, che si può fare anche stando sedute al calduccio. Peccato che di Club ce ne siano millemilaventitrè e che si odino tutti ferocemente l’un l’altro. Spesso si odiano l’un l’altro anche i membri dello stesso Club tanto che partecipando alle riunioni vien da pensare alle più feroci risse tra cani come a ridicole scaramucce.

Allora quello che aveva iniziato come aspirante Babbo Natale, o come fan di Jack London, crea un nuovo Club e ne diventa Presidente.

Ormai ha venticinque cani, vive in alta montagna, ha un camion attrezzato, ha una moglie che un tempo non sopportava i cani e che adesso organizza circuiti di gare in mezza Europa: gli mancava solo il suo Club, ma adesso ha anche quello.

A volte, di notte, fa sogni strani: si immagina sdraiato mollemente in un prato, sotto un bel sole tiepido, con un unico cane che gli scodinzola tenendo in bocca un frisbee…e appena si sveglia, per un breve attimo, pensa: “Ma non potevo fare disc dog?”. Poi, però, apre la finestra. Sente i suoi cani che ululano di gioia al pensiero di una nuova corsa sulla neve.

E allora capisce di essere un uomo perfettamente realizzato e felice.

Il vero standard del siberian husky

ASPETTO GENERALE: è un cane dall’aspetto variabile a seconda di chi si incontra per strada. Per esempio, cane grigio: “Bello, cos’è? Un lupo siberiano?”. Cane rosso o copper: “Bello, è un volpino?”. Cane bianco e nero: se ha gli occhi azzurri no problem, capiscono tutti che è un siberian husky. Se ha gli occhi marroni:  “Bello…ah, peccato che non sia di razza: ha gli occhi scuri!” “Veramente è campione italiano e internazionale di bellezza…” “Ah. (pausa). Be’, però è un incrocio, no?”

 

TESTA: indiscutibilmente “di c....” per il 90% dei proprietari.

Per esempio: quelli che pensano che un husky possa obbedire “perché sì”, stile cane da pastore che una volta inquadrato l’umano come capobranco si butta nel fuoco per lui, di solito finiscono per darsi fuoco loro.

Quelli che pensano di essere più intelligenti e/o più furbi di lui vengono presi per i fondelli un centinaio di volte al giorno (e il cane, dopo, gli ride pure in faccia). Quelli che pensano di poterlo sottomettere a forza di urlacci o sberloni  finiscono per convincersi di avere un cane sordo e/o insensibile al dolore e alla fine si arrendono, così li sottomette lui (ridendogli in faccia).

Per il restante 10% degli umani, quelli che rispettano un’intelligenza superiore e gli offrono la propria collaborazione, il siberian husky è un cane meraviglioso, dolcissimo, che può svolgere praticamente qualsiasi sport o lavoro. Ogni tanto ti ride lo stesso in faccia, però amichevolmente.

 

OCCHI: possono essere marroni, azzurri, ambra, ma anche diversi l’uno dall’altro o con colori diversi nello stesso occhio. Però sono sempre attentissimi, allegri, dall’espressione amichevole: tanto amichevole che a volte il gatto del vicino ci casca e si avvicina. Indispensabile, a quel punto, un rapido intervento umano. In caso contrario: “Eppure aveva un’aria così simpatica e innocua!” è solitamente l’ultimo pensiero del felino su questa terra.

 

ORECCHIE: erette, triangolari, ben fornite di pelo anche all’interno. Sono in grado di captare la parola “pappa” a ventidue chilometri di distanza, un “miao” a trentacinque, un “vieni  subito qui”  a cinque centimetri (a volte neanche quelli).

 

TARTUFO: può essere nero nei cani grigi, marroni scurissimo o neri,  fegato nei cani copper (rosso, rame fulvo e marrone): di qualsiasi colore sia, è in grado di sentire profumo di bistecca-dimenticata-sul-tavolo a quattro chilometri di distanza.

 

DENTI: chiudono a forbice (preferibilmente su galline, gatti, pecore, capre o bistecche-dimenticate-sul-tavolo).

 

ARTI: velocissimi. Non fai in tempo a girarti che già l’hanno trasportato (l’impressione è più quella del  “teletrasportato”) a chilometri di distanza. I piedi, di forma ovale, contengono un GPS in grado di guidare il cane, con matematica certezza e senza mai fargli fare neanche un’inversione a U, verso il più vicino pollaio (o verso la bistecca-dimenticata-sul tavolo).

 

CODA: a “coda di volpe”, ben coperta di pelo, viene portata bassa quando il cane è in stazione (nel senso di “quando sta fermo”, non di “quando aspetta il treno”), mentre viene portata elegantemente alta sul dorso, formando una graziosa falce, quando il cane è in movimento. Quando il cane corre e gioca tra l’erba alta è molto utile per capire dove cavolo sta. Se tra l’erba alta appare anche una gallina o un tacchino, la coda scompare di colpo e tu non hai più notizie del cane fino a quando non  lo vedi tornare con una piuma che spunta sinistramente dalle fauci, di sbieco, l’aria innocentissima e il fumetto sulla testa con scritto:  “Chi, io?”.

 

MANTELLO: doppio, di media lunghezza, simile ad una folta pelliccia. E’ anallergico e autopulente: anche se il cane gioca per mezza giornata nel fango, dieci minuti dopo che è rientrato in casa lo vedi perfettamente asciutto e perfettamente pulito. Non si può dire altrettanto del divano bianco su cui si è svaccato in attesa di autopulirsi.

Tutti i colori sono ammessi, dal nero al bianco puro: è comune riscontrare diverse maschere sulla testa, compresi molti disegni tipici che non si trovano in altre razze (l’unica maschera che lo Standard dovrebbe ammettere in realtà è quella da ladro: e qualcuno ce l’ha davvero).

Per le reazioni della gente ai colori del mantello, vedi “aspetto generale”. Aggiunta: è ammesso anche il mantello piebald (pezzato), comunemente chiamato “pinto”, al quale si reagisce con: “Bello, è incrociato con un pony?” (mi hanno riferito anche un “Bello: è un cane-mucca?”, ma rifiuto di crederci).

Ancora a proposito del mantello: il  siberian husky di un mio amico, al guinzaglio, ha suscitato la reazione scomposta di una vecchietta che per poco, pur di evitare che il cane la sfiorasse, non si  scaraventa in mezzo alla strada finendo sotto qualche macchina. L’amico, preoccupato, si è premurato di rassicurare la donna: “Signora, non abbia paura, è buonissimo!”.
Risposta: “No, no…io non mi fido! Lo sanno tutti che i pit bull a pelo lungo sono i più pericolosi!”

 

ATTITUDINI: rincorrere i gatti, fare strage di polli, far morire d’infarto pecore e capre (se non riesce a mangiarsele prima che possano capire che c’è qualcosa di cui aver paura), esplorare il suo territorio (inteso come tre quarti circa del globo terracqueo), occupare tutto il divano, rubare qualsiasi tipo di cibo (e non),  prendere per il culo gli umani e ridergli in faccia.

Ah, sì, anche tirare le slitte, se capita.

Però, in mancanza di slitta, va bene tutto: agility, disc dog, protezione civile. Basta fare qualcosa. Ehm…no, lo sheep dog decisamente no. Non è il caso.

 

NOTE PARTICOLARI: quando fa caldo NON va tenuto in frigo come qualcuno pensa: provvede da solo a spogliarsi di tuuuuutto il sottopelo, che vi troverete per tuuuuuuuuuuuutta la casa. In teoria due volte all’anno: in pratica sempre, ma con quantità diverse che vanno dal “tanto” (ogni santo giorno) all’ “incommensurabile e indescrivibile” (quando è in muta).

Quando fa freddo, se c’è da tirare una slitta, bene: si diverte come un pazzo. Se non c’è da tirare una slitta, non cercatelo in giardino in mezzo alla neve: lui è in casa, spiaccicato contro il termosifone.

Il vero standard del siberian husky - Sleddog Club Mushers Friulani